Per Octavio, un anno dopo


Abstract:

Molti anni fa, Juan Octavio Prenz diceva, con malinconica ironia, che lui, come scrittore, era una mia invenzione, nelle pagine che gli avevo dedicato. È vero il contrario; è lui che ha inciso su di me, talora senza che al momento me ne rendessi conto a fondo. Quelle sue polene che lentamente si consumano nell’acqua, in pagine memorabili, mi hanno fatto scoprire, sentire, assorbire in un verso una poesia radicalmente nuova, in cui l’appassionato svanire e appassire intreccia autoderisione e passione struggente. Sono entrato in quelle pagine come si entra in una canzone che echeggia per sempre nella testa e nel cuore, come in un paesaggio con le sue ombre, semplice albero o continente sconosciuto–quel suo mondo poetico istro-croato-ispano-argentino, che ha fatto di lui un personaggio e collega nel senso più profondo di Borges. Poi è stata la volta, accanto ad altre pagine lievi simili a cerchi di fumo, dei capolavori. Posso citare qui soltanto alcuni. Il signor Kreck, invenzione magistrale e inattesa che attraverso una vicenda tipicamente, assurdamente, violentemente argentina rinarra e reinventa una delle grandi parabole di uno dei più profondi ed elusivi temi delle nostre ombre interiori: il fascino dell’assenza, l’esistenza come sottrazione,

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    Acceso abierto

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      Áreas temáticas:

      • Poesía francesa
      • Literatura española y portuguesa
      • Genealogía, nombres e insignias

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